{"id":2566,"date":"2023-05-17T08:21:41","date_gmt":"2023-05-17T08:21:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/?page_id=2566"},"modified":"2023-05-24T08:10:53","modified_gmt":"2023-05-24T08:10:53","slug":"ad-auschwitz-cera-unorchestra-di-fania-fenelon","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/ad-auschwitz-cera-unorchestra-di-fania-fenelon\/","title":{"rendered":"\u201cAD AUSCHWITZ C&#8217;ERA UN&#8217;ORCHESTRA&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><em>&#8220;<\/em>AD AUSCHWITZ C&#8217;ERA UN&#8217; ORCHESTRA<em>&#8220;<\/em><\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-682x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3029\" width=\"255\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-682x1024.jpg 682w, https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2-720x1080.jpg 720w, https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/orchestra-2.jpg 1333w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><small>Copertina del libro<\/small><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Autore:<\/strong> Fania Fenelon<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Prima pubblicazione: <\/strong>1976<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Genere:<\/strong> Storia d&#8217;Europa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Traduzione:<\/strong> Paolo Pacca<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Editore:<\/strong> Vallecchi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em><strong>Collana:<\/strong> Caratteri del &#8216;900<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">I terribili traumi riportati nei campi di concentramento durano ancora oggi, l&#8217;incredulit\u00e0 e l&#8217;indifferenza di chi non ha conosciuto i lager si evidenziano in una totale mancanza di interesse per la tragica esperienza della donna. Ci\u00f2 ha condotto molte deportate ad un graduale isolamento e ad un dannoso ripiegamentosu se stesse. Diverse patologie s&#8217;impadroniscono e turbano ancora oggi il loro stato fisico e psichico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad esempio, un&#8217;anziana deportata ebrea \u00e8 tormentata da musiche e suoni che aveva udito nel lager e che improvvisamente le rimbombano nelle orecchie, come se ancora oggi si trovasse rinchiusa ad Auschwitz. Di altre sappiamo che trascorrono periodi pi\u00f9 o meno lunghi in ospedali e luoghi di soggiorno climatico, per forme di tubercolosi, gravi disturbi cardiaci, forme acute di insufficienze respiratorie e arteriosclerosi precoce che degenera in stati depressivi e di rifiuto della vita. Per alcune donne non \u00e8 mai cessata la sofferenza indicibile di essere state violentate; quindi doppiamente annullate, nella dignit\u00e0 e nella libert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che ha accomunato tutte le donne, fossero esse deportate politiche, ebree o zingare, era il sentimento di solidariet\u00e0 verso le loro compagne di sventura, tra le quali non esisteva discriminazione per differenze di religione, tradizioni, lingue, costumi, educazione. Questa stessa solidariet\u00e0 ha permesso a molte di loro di fare ritorno nelle proprie case. Tutte vissero tragicamente la perdita dell&#8217;identit\u00e0 individuale; traumatico fu denudarsi tra le brutalit\u00e0 degli aguzzini, vedersi un numero tatuato sul braccio, vedersi rasate a zero. Non erano pi\u00f9 donne, non erano pi\u00f9 individui. \u00c8 rilevante constatare che in loro non c&#8217;\u00e8 assolutamente odio, ma solo volont\u00e0 e speranza che certe esperienze non debbano pi\u00f9 ripetersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Fania Fenelon fu deportata ad Auschwitz era il Gennaio del &#8217;44 e poich\u00e8 sapeva cantare e suonare il pianoforte, entr\u00f2 a far parte dell&#8217; orchestra del lager, l&#8217;unica orchestra femminile mai esistita in tutti i campi di concentramento della Germania e dei territori occupati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Voluta da Hoss, maggiore delle SS, l&#8217;orchestra, composta da prigioniere, aveva il compito di accompagnare le detenute al lavoro, &#8220;accogliere&#8221; ogni nuovo arrivo di deportati, e suonare per gli ufficiali SS ogni qualvolta lo richiedessero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano in 47 le signore dell&#8217;orchestra provenienti da ogni parte del mondo, ficcate in uno spazio ristretto, una vecchia baracca fortunatamente leggermente riscaldata, vicino alla ferrovia nel punto in cui arrivavano i convogli di deportati. Le orchestrali erano costrette a prove estenuanti, fino a pi\u00f9 di diciassette ore al giorno per potere suonare dignitosamente, perch\u00e8 solo cos\u00ec sarebbero state risparmiate alla selezione per la camera a gas. Durante tutto il tempo della sua detenzione, Fania lotta duramente per sopravvivere senza mai perdere la propria bont\u00e0 a differenza di quasi tutte le sue compagne, pronte a tutto per migliorare con cose materiali la loro prigionia.&nbsp; Fra tutti gli incontri che Fania fa nel campo, il pi\u00f9 singolare \u00e8 quello con Alma Ros\u00e8, eccezionale violinista ebrea, nipote di Gustav Mahler e direttrice dell&#8217;orchestra. Il rapporto che nasce tra le due musiciste mette in luce il loro diverso modo di vivere il lager e la necessit\u00e0 di fare musica. Per Fania, infatti, suonare \u00e8 un mezzo per sopravvivere e sopravvivere \u00e8 testimoniare. Anche in condizioni estreme Fania riesce a mantenere intatta la propria umanit\u00e0: sa di suonare e cantare una musica &#8220;che \u00e8 la cosa migliore ad Auschwitz-Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma \u00e8 anche la peggiore perch\u00e8 ha un pubblico di assassini&#8221;. Per Alma la musica \u00e8 un fine, il fine su cui ha costruito la propria identit\u00e0 di tutta una vita e nulla per lei \u00e8 pi\u00f9 importante di fare bene quel lavoro e realizzare musiche sublimi. Disinteressandosi degli effetti delle proprie azioni costringe tutte a prove lunghissime per poter suonare in modo impeccabile, non mostra compassione o bont\u00e0 e spesso maltratta le donne che suonano per lei. Alma morir\u00e0 prima di tornare in libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fania e le sue compagne erano fortunatamente protette da una SS, Maria Mandel che pi\u00f9 volte le salver\u00e0 dalle camere a gas, proprio per questo molte deportate le odiavano, oltre al fatto che le vedevano con abiti migliori, avevano pi\u00f9 cibo di loro e non erano costrette ai lavori forzati. Con l&#8217;avvicinarsi degli Alleati tutte le detenute vengono poi allontanate da Auschwitz e costrette a costruire un nuovo campo (Bergen Belsen), pi\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">lontano e meno trovabile. Proprio qua molte donne sopravvissute fino ad allora perderanno la vita a causa delle condizioni peggiori, del minor cibo e dei lavori ancora pi\u00f9 estenuanti. Nell&#8217;aprile 1945 i tedeschi lasciarono il campo che pochi giorni dopo fu accidentalmente trovato dagli inglesi. Molte musiciste erano sopravvissute e vennero liberate, alcune hanno collaborato alla realizzazione del libro, opera con la quale Fania ha realizzato il suo scopo: &#8220;sopravvivere e ricordare per far sapere al mondo&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;AD AUSCHWITZ C&#8217;ERA UN&#8217; ORCHESTRA&#8220; Autore: Fania Fenelon Prima pubblicazione: 1976 Genere: Storia d&#8217;Europa Traduzione: Paolo Pacca Editore: Vallecchi Collana: Caratteri del &#8216;900 I terribili traumi riportati nei campi di concentramento durano ancora oggi, l&#8217;incredulit\u00e0 e l&#8217;indifferenza di chi non ha conosciuto i lager si evidenziano in una totale mancanza di interesse per la tragica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-2566","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2566","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2566"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2566\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3270,"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2566\/revisions\/3270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letylab.it\/wordpress4a\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}